W10 Spring Creators Update.

Al 10 Aprile e’ partita l’update col nome in codice Redstoner4 ed e’ stata rilasciata dopo la build 17133 in versione RTM per gli utenti iscritti al programma Windows Insider e ben si sa che questa versione precede sempre la versione ufficiale del Big Update Microsoft.

Come tutti gli aggiornamenti di questo tipo, anche Windows 10 Spring Creators Update apportera’ delle interessanti novita’, prime fra tutte le nuove funzioni Timeline e Sets.

La prima consentira’ di poter andare a ritroso nel tempo per ripristinare vecchie sessioni di lavoro ormai chiuse da tempo.

Timeline e’ una funzione molto utile, soprattutto quando si lavora con documenti di Microsoft Office, come Word or Excel.

Per quanto riguarda Sets, invece, questa funzione consente di poter raggruppare una serie di applicazioni, diverse fra di loro, in un’unica finestra a piu’ schede.

Secondo la tabella di marcia il roll-out ufficiale di W10 Spring Creators Update dovrebbe essere attivo a partire dal tardo pomeriggio di oggi, 10 aprile 2018, insieme all’ultima versione del Media Creation Tool, programma che consente di ripristinare, in caso di problemi, il sistema operativo Windows 10 senza eliminare i dati dell’utente.

Per chi ha avuto problemi di installazione durante gli aggiornamenti riscontrando codici di errori che non indicano la provenienza e sono stati impossibilitati nella comprensione della natura del guasto, mamma Microsoft Microsoft ha quindi deciso di mettere a disposizione della comunita’ di professionisti IT un nuovo strumento per verificare il motivo della mancata installazione di un aggiornamento.
Scaricabile
da questa pagina o direttamente cliccando qui, SetupDiag controlla il contenuto del file Setupact.log creato durante il processo di aggiornamento di Windows 10 e ne estrapola automaticamente le informazioni piu’ importanti.
In Windows 10 sono presenti diverse istanze del file Setupact.log e ciascuna di esse e’ conservata in una diversa locazione di memoria (ad esempio \Windows\panther).che e’ il nome in codice del progetto elaborato del team di sviluppo di Windows 10 

 

Il vantaggio di SetupDiag e’ che il programma sa individuare i percorsi in cui vengono memorizzati i file di registro della routine di aggiornamento di Windows 10 e provvede ad analizzarli in automatico (o almeno tenta).
Per funzionare, il tool necessita come requisito indispensabile del .NET Framework aggiornato alla versione 4.6. Per verificare la versione installata, si puo’ digitare quanto segue al prompt dei comandi e verificare quanto figura accanto alle voci
Version:

reg query “HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Net Framework Setup\NDP\v4” /s

A questo punto, cliccando due volte sul file SetupDiag.exe,l’utilita’ analizzera’ i file di log e generera’ un nuovo file di registro chiamato SetupDiag_X-XXX-XXX.log (ovviamente solo nel caso in cui fosse rilevata qualche anomalia).

Aprendo il contenuto del file di log si dovrebbero leggere i motivi che hanno impedito a Windows 10 di concludere con successo la procedura di installazione del feature update.

Sui sistemi Windows 10 installati da zero a partire da una chiavetta USB generata con Media Creation Tool o con Rufus all’interno del file di log di SetupDiag si trovera’ il messaggio failed to find a setupact.log in the given search path.
Non spaventatevi in quanto
SetupDiag e’ utile solo per controllare cio’ che ha impedito la corretta installazione di un aggiornamento di Windows 10. Evidentemente, nel caso delle installazioni di Windows 10 appena eseguite, l’utilita’ non sara’ in grado di individuare alcun file Setupact.log.Certo e’ che ogni mese sti aggiornamenti rompono e soprattutto se siete fuorin sede ed andate a chiavetta vi masticherete qualche giga e ben venga il ricordo di quando potevate evitare scarichi indesiderati e quindi buon viso a cattiva sorte e volendo ci sta sempre Linux no?

 

Auguri 76.

Ecco un’altra primavera da aggiungere. sono 15.2 lustri ed e’ evidente che stai invecchiando perche’ ormai le candeline costano piu’ della torta

… solo adesso ti rendi conto di quanto tempo hai sprecato…
a pensare cosa fosse giusto o sbagliato fare…
sei tu l’uomo che ho sempre desiderato avere al mio fianco…
cosi’ caro e romantico (insomma)…
con quell’aria da sbarbato che nasconde un cuore cosi’ forte e sincero… (insomma)
il tuo amore cosi’ travolgente da contraddistinguere ogni sorriso… (insomma)
Caro Carluccio Demetrio ..Auguri.. mi raccomando…
ti ho mai detto che… che staremo sempre assieme..
siamo assieme dalla nascita e lo saremo…
lo saremo e basta, finito con basta!!
firmato Carluccio Demetrio Viendalmare

al secolo Ex togotuentinain

P.S,, ..Al di la’ del calendario il 29 marzo diventa particolare per una ricorrenza a cui non mi potro’ mai rifiutare, nel senso di declinare e non sniffatorio con svuotino..viene considerato giorno di festa..festa che poi non lo e’..e’ solo un giorno da ricordare e il mio pensiero diventa quasi concreto ed appare fino a toccarlo e sentirlo, come puo’ essere l’indefinito cosi’ forte e persistente con i suoi ricordi di quindici lustri virgola due, trascorsi e con la visione sempre piu’ vicina della falce fienaria che passera’ senza voler sapere nulla del mio passato e quanto ho dato o preso tentera’ di opporsi continuando a germogliare sulle radici impiantate da chi ha fatto iniziare questo conteggio.. 

uno due tre ..sino a settantasei primavere or 27.758 giorni e quello che dovrebbe farmi piacere diviene una forzatura e quindi non ricordatemele e svicolate tutta a mancina senza obbligo augurale e dal canto mio finche’ avro’ forza e fiato continuero’ a mettere fiori e frutti alla faccia dell’impdat e dell’ente falciatorio..un abbraccio dal vostro togotuentinain oppsss togoseventisics..

Reti WiFI a 2,4 o 5 GHz?

 

Parlando con iphonettari ho sentito delle castronerie confusionarie in merito all’allaccio WiFi rete 5GHz anziche’ le precedenti a 2,4GHz e cerco di far luce led (consumo meno). I nuovi router sopportano entrambe le reti e i valori non sono riferiti alla velocita’ ma bensi’ alla larghezza di banda.

La rete a 2,4 Ghz e’ piu’ stretta percio’ piu’ connessioni sono attive in zona e piu’ il segnale rischia interferenze causa vicinanze tra loro e ricordo che il segnale WiFi e’ utilizzato da tablet, cordless, interfone per nonno o bambini, apertura di garage etc etc

La rete 5 GHz essendo piu’ larga lascia maggior spazio alla trasmissione ed e’ meno congestionata.

Nelle due bande, la 2,4 Ghz ha 13 canali che sono molto vicini tra loro e solo tre non si sovrappongono e sono l’ 1 il 6 e l’11 mentre il 5 GHz ha 23 canali che non interferiscono tra loro.

Ora si potrebbe pensare che il 5 Ghz sia il migliore ma non e’ cosi’ in quanto il segnale e’ meno potente per attraversare ostacoli o pareti e quindi non potrete utilizzarlo in giardino o nel cesso del vicino e la sua maggior velocita’ di trasmissione viene cosi’ vanificata e non tutti i pc possono utilizzarla per il semplice fatto che occorre una scheda wireless 802.11 per vedere la rete.

Ergo riassumendo, la banda 2,4 Ghz anche se molto trafficata con conseguente rallentamento delle trasmissioni e’ piu’ adatta per case grandi, ricezioni in terrazzo o giardino o crackando la pass delle rete del vicino.

La banda del 5 Ghz e’ ideale per navigare con i dispositivi in casa, con maggior velocita’ e senza interferenze che possono provocare disconnessioni o rallentamenti.

Il mio consiglio e’ quello di viaggiare col 2,4GHz scegliendo il canale meno affollato e questo dipende dal vostro vicinato e lo dovrete cercare voi utilizzando lo speedtest.

Se avete preso un router dual band con le due reti potrete viaggiare con entrambe le reti simultaneamente e mo’ v’ho detto.

Lascio spazio all’opinione settimanalmente newelettorale primaverile di Stefano.. 

Piu’ che la vergogna, pote’ la bisogna.

Trovarsi su un volo internazionale, avere un bisogno impellente di espellere ‘aria’ e dovere fare una scelta di opportunita’ dev’essere stato duro per il passeggero di un aereo della compagnia Transavia, partito da Dubai e diretto ad Amsterdam, che alla fine ha scelto l’evento liberatorio.

Ma la scelta non e’ stata gradita dai vicini di posto dell’uomo, che dapprima lo hanno ripetutamente invitato a contenere le sue masturbazioni intestinali, poi hanno chiesto incazzati l’intervento di hostess e steward.

Azz,,Nulla da fare, il passeggero era incontenibile nella sua scoreggialita’

gli altri viaggiatori sempre piu’ incazzati come iene con la maschera dell’ossigeno in bocca hanno chiesto l’intervento del pilota.

Quindi il comandante che si era rotto le palle ha deciso di scendere a Vienna, scaricando lo ‘scoreggiatore seriale’

ha poi proseguito per Amsterdam cuccandosi 47 minuti di ritardo e la prerogativa di prendersi il post che state leggendo in un febbraio del 2018 freddo e scoreggioso.. ora tocca te buon Ste a risollevare lo spirito a chiappe strette ma subito dopo la poesia che mi ha allietato in gioventu’ e buona domenica a tutti tranne che a uno.

La scoreggia.

Sin da quando il mondo aveva
ben viventi Adamo ed Eva
era in voga in tutti quanti
di coprirsi il davanti,
mai nessuno penso’, strano,
di coprirsi il deretano.
Le scoregge piu’ discrete
conturbavano la quiete
ed allor i dolci suoni
non urtavano i calzoni
La scoreggia di gran gloria
si e’ coperta nella storia
Sin da quando i sodomiti,
di scoregge assai periti,
per eccesso di misura
si otturavan l’apertura,
i Romani allor sommessi
non frenavan gli eccessi.
Pur Augusto Imperatore
scoreggiava a tutte l’ore
e la corte assai perfetta
scoreggiava in etichetta
e persino in casi gravi
scoreggiavano gli schiavi
Si racconta che Tiberio
scoreggiasse serio serio
che Caligola il tiranno
scoreggiasse tutto l’anno
e piu’ d’una ogni mattina
ne facesse Catilina
Marco Tullio in Campidoglio
le lasciava come l’olio
e non eran certo poche
domandatelo alle oche;
e perfino le Vestali
ci spegnevano i fanali
Cicerone per ore intere
chiacchierava col sedere
quelle poi di Coriolano
si sentivan da lontano
e con schiaffo sulla trippa
scoreggiava pure Agrippa
Muzio Scevola e Porsenna
ne portarono per strenna
alle feste d’Imeneo
ove il console Pompeo
e piu’ ancora il gran Lucullo
scoreggiavan per trastullo
Scoreggiava Roma intera
da mattina sino a sera,
scoreggiava in gran stile
anche il sesso femminile;
mentre invece Cincinnato
le faceva in mezzo al prato
Scoreggio’ Napoleone
anche al rombo del cannone
“La battaglia non si perda”
e Cambrone rispose “merda”,
ch’e’ la cosa più sicura
se c’e’ in mezzo la paura.
Scorreggiava come un tuono
fin Cleopatra dal suo trono
in contrasto con Agrippina
che le faceva in gran sordina
e Cornelia ai suoi gioielli
ne faceva dei fardelli
Le faceva senza posa
Messalina silenziosa
scoreggiava assai felice
la dolcissima Beatrice
ed il sommo padre Dante
le annusava tutte quante
Le scoreggie del Boccaccio
ti rendevano di ghiaccio
Scoreggiava pure Tasso
imitando il contrabbasso.
Mentre invece il Machiavelli
sradicava gli Alberelli
Il gran Volta con Pila
le faceva sempre in fila,
di Archimede dir si suole,
che oscurasse pure il sole
mentre a colpi di pennello
le faceva Raffaello
Dopo quanto e’ stato detto
non si puo’ chiamar difetto
se noi pure qualche volta
le facciamo a briglia sciolta
percio’ e’ logico e prescritto
che scoreggi il sottoscritto. 

La fine del convoglio Duisburg.

Alla memoria di Morlacchi Ettore (o Ettorino), marinaio motorista 19nne della R. Marina Imbarcato sul cacciatorpediniere Fulmine) disperso nel Mediterraneo Centrale il 9/11/1941 per affondamento della nave Cacciatorpediniere Fulmine..

Faccio seguito alla Bonzi’s Story in cui ho raccontato il personaggio Leonardo, mettendo in luce lo zio Ettorino facente parte dei quattro fratelli Morlacchi componenti la mia famiglia materna.

Questa e’ una ricerca fatta per la proff, Graziella Bonzi, mia sorella (e per me) e mi riferisco a quando da ragazzo vedevo mia mamma alla ricerca disperata del 19nne fratello considerato “disperso in guerra”.

I miei ricordi risalgono a quando avevo sei o sette anni e quindi mio zio Ettorino (in famiglia viaggiamo tutti col diminutivo) essendo giovin disegnatore alla Franco Tosi ha dovuto fare il suo dovere andando nella Regia Marina sul cacciatorpediniere Fulmine ed era scomparso o disperso da piu’ di 8 anni, ma mia mamma non avendo notizie certe della sua morte continuava a sperare in una sua ricomparsa.

Ora siamo nel 2018, mia madre non c’e’ piu’ e quindi vado a ritroso sul percorso che mio zio Ettorino ha fatto con il cacciatorpediniere Fulmine su cui era stato imbarcato con le mansioni di motorista, per il solo fatto che in Franco Tosi disegnava parti di grandi motori marini

Missione del convoglio “Duisburg”

Il 7 novembre 1941 mia mamma ando’ a Napoli per accompagnare suo fratello minore che era stato imbarcato sul cacciatorpediniere Fulmine, e quella fu l’ultima volta che lo vide.

Al comando del capitano di corvetta Mario Milano, il cacciatorpediiere lascio’ Napoli facendo parte della scorta del convoglio «Beta», poi divenuto meglio noto come “Duisburg”.

Lo componevano i piroscafi tedeschi Duisburg e San Marco, l’italiano Sagitta, la motonave Maria e la grande e moderna nave cisterna Minatitland.

A scortare i mercantili, insieme al Fulmine, vi erano i cacciatorpediniere Euro, Maestrale (caposcorta), Bersagliere, Granatiere, Fuciliere ed Alpino.

La formazione iniziò ad uscire alle 2.20 di notte si riunì fuori dal porto di Napoli, poi si mise in movimento alle 6.30.

Il Fulmine aveva a bordo, complessivamente, circa 270 uomini: oltre all’equipaggio, infatti, erano presenti 41 militari della Regia Marina di passaggio, diretti in Libia.

 

Tra di essi vi erano quattro ufficiali; uno di loro, Eduard Schloemann, era un ufficiale della Kriegsmarine, un pittore di Kiel che dipingeva scene di vita marinara e di guerra sul mare, il quale realizzava rapidi schizzi di quanto vedeva.

La conversazione in quadrato ufficiali, mentre la nave passava al largo di Messina, verteva sul pericolo rappresentato dagli incrociatori britannici, che avrebbero potuto attaccare il convoglio, ma il fatto che la III Divisione, con gli incrociatori pesanti Trento e Trieste, avrebbe fornito scorta indiretta, sembrava tranquillizzare il direttore di macchina, il capitano del Genio Navale Maurizio Badoglio, sposato da appena una settimana.

Alle 4.30 dell’8 novembre, a sud dello stretto di Messina, si unirono al convoglio anche il piroscafo Rina Corrado e la pirocisterna Conte di Misurata, partiti da Messina (dov’erano arrivati da Palermo) con la scorta dei cacciatorpediniere Libeccio, Grecale ed Alfredo Oriani. Questi ultimi si unirono a Fulmine, Euro e Maestrale, mentre gli altri quattro cacciatorpediniere, dopo essersi riforniti a Messina, si unirono alla III Divisione (Trento e Trieste), uscita in mare per fornire scorta indiretta al convoglio.

Alle 16.30 la formazione era completa.

In tutto i sette navigli trasportavano 34.473 tonnellate di materiali, 389 autoveicoli e 243 uomini.

Le due navi cisterna trasportavano 6.692 tonnellate di combustibili liquidi per le esigenze Italiane, 5.160 tonnellate di nafta per la Regia Marina, 2.254 tonnellate di benzina per la Luftwaffe. 

Per la scorta aerea (nelle sole ore diurne) furono mobilitati 64 aerei, mantenendo sempre otto velivoli costantemente in volo sul cielo del convoglio.

Un dispiegamento di forze che agli uomini del Fulmine diede maggiore sicurezza: ma che alla fine avrebbe solo reso la futura sconfitta ancora più bruciante.

Il convoglio, superato lo stretto di Messina, imboccò la rotta che passava a levante di Malta, passando al largo della costa occidentale greca (in modo da tenersi fuori dal raggio d’azione degli aerosiluranti di Malta, stimato in 190 miglia).

Nonostante questo (e nonostante, durante la navigazione verso est, le unità avessero eseguito diverse accostate verso ovest per confondere le idee ad eventuali ricognitori circa la loro rotta)

nel pomeriggio dell’8 novembre, alle 16.45, il convoglio (ma non la III Divisione) fu egualmente individuato, in posizione 37°38’ N e 17°16’ E, da un ricognitore Martin Maryland della Royal Air Force (69th Reconnaissance Squadron), decollato da Malta e pilotato dal tenente colonnello J. N. Dowland.

Le navi della scorta, da 5000 metri, avvistarono il ricognitore, ed inviarono segnali luminosi alla scorta aerea (con cui non era possibile comunicare via radio) per richiedere che attaccasse il velivolo nemico, ma gli aerei della scorta non fecero nulla.

Alle 17.30 partì quindi da Malta la Forza K britannica, composta dagli incrociatori leggeri Aurora e Penelope e dai cacciatorpediniere Lance e Lively e destinata specificamente all’intercettazione dei convogli italiani diretti in Libia.

Anche un bombardiere Wellington dotato di radar ed otto aerosiluranti Fairey Swordfish decollarono da Malta per rintracciare il convoglio (il primo per seguirlo e mantenere il contatto con esso, i secondi per attaccarlo), ma non riuscirono a trovarlo.

Le navi italiane, ignare di tutto questo, procedevano regolarmente per la loro rotta, con buon tempo (mare calmo, solo nubi leggere nel cielo ed un debole vento forza 3).

La scorta aerea venne ritirata al tramonto.

Alle 19.30, dopo aver sino ad allora navigato con rotta 090°, il convoglio «Beta» accostò per 122°, ed alle 19.55 accostò per 161°, sempre per tenersi al di fuori del raggio d’azione degli aerosiluranti.

Alle 00.39 del 9 novembre il convoglio venne avvistato otticamente (il radar non ebbe alcun ruolo di rilievo, se non nel puntamento dei cannoni durante il combattimento: le navi italiane vennero avvistate perché illuminate dalla luce lunare) dalla Forza K in posizione 36°55’ N e 17°58’ E (135 miglia a sud di Siracusa, 100 miglia ad est-sud-est di Capo Spartivento e 180 miglia ad est di Malta), da una distanza di 5 miglia e su rilevamento 30°. 

 

I mercantili procedevano a 9 nodi (con rotta 170°) su due colonne (a destra, nell’ordine, Duisburg, San Marco e Conte di Misurata, a sinistra, nell’ordine, Minatitland, Maria e Sagitta, mentre il Rina Corrado procedeva più a poppavia degli altri sei mercantili, in posizione centrale rispetto alle due colonne), con la scorta diretta tutt’attorno (Maestrale in testa, Grecale in coda, Libeccio seguito dall’Oriani sul lato sinistro ed Euro seguito dal Fulmine sul lato destro) e quella indiretta (la III Divisione) 4 km a poppavia.

Qualcuna delle unità della scorta diretta (proprio il Fulmine per una versione), grazie alla luna piena, avvistò anche la Forza K, 3-5 km a poppavia, ma ritenne trattarsi della III Divisione.

Dopo aver ridotto la velocità da 28 a 20 nodi ed aver aggirato il convoglio con una manovra che richiese 17 minuti, portandosi a poppa dritta rispetto ad esso (in modo che i bersagli si stagliassero contro la luce lunare), la Forza K, giunta circa 5 km a sudest del convoglio, aprì il fuoco sulle ignare navi italiane da una distanza di 5200 metri, orientando il tiro con l’ausilio dei radar tipo 284.

Erano le 00.57.

Il Fulmine si trovava sul lato destro del convoglio, a poppa dritta (a poppavia dell’Euro e vicino a San Marco e Conte di Misurata), trovandosi ad essere l’unità della scorta più vicina alla direzione di provenienza della Forza K e quindi più esposta all’attacco, e fu tra le prime navi ad essere bersagliate dal tiro nemico: vanamente il cacciatorpediniere tentò di contrattaccare, ma fu centrato prima dai proiettili da 120 mm del Lance, che aveva inizialmente devastato con il suo tiro il Maria ed il Sagitta, poi l’Aurora, dopo aver incendiato il Rina Corrado, rovesciò sul Fulmine il tiro delle sue mitragliere pesanti “pom-pom” da 40 mm, falcidiandone l’equipaggio, e per ultimo, all’1.05, il Penelope immobilizzò e mise fuori uso il cacciatorpediniere italiano Fulmine con il tiro dei suoi pezzi da 152 mm.

Il Fulmine fu crivellato dalle schegge e colpito in pieno da sei proiettili (tre salve): il primo pose fuori uso le macchine (che dapprima rallentarono e poi si fermarono del tutto) e fece saltare la corrente, ponendo fuori uso anche i collegamenti telefonici, poi le armi di bordo vennero rese inservibili; la plancia fu colpita e devastata ed il comandante Milano venne gravemente ferito sin dai primi colpi, perdendo un braccio, ma mantenne il comando della sua nave e continuò ad incitare l’equipaggio a combattere.

Ad aggravare la situazione si misero anche i mercantili del convoglio, che, avendo aperto il fuoco con le loro mitragliere contro quello che ritenevano essere un attacco di (inesistenti) aerosiluranti, ma tirando troppo basso, finirono per colpire il Fulmine a loro volta.

In sala macchine, il vapore scappava dalle tubature colpite; il personale di macchina, compreso il capitano Badoglio, corse in coperta, dove venne accolto dal tiro delle mitragliere.

Sul Fulmine, soltanto il complesso binato prodiero da 120 mm rispose al fuoco, sparando otto salve a punteria diretta sotto la direzione del tenente di vascello Giovanni Garau, il direttore di tiro del Fulmine.

Questi, anzi, quando alcuni dei suoi uomini caddero feriti, prese personalmente parte al caricamento dei cannoni, per poter mantenere costante il ritmo di tiro, mentre incoraggiava i cannonieri ancora vivi.

Il cacciatorpediniere, ormai immobilizzato e ridotto ad un relitto galleggiante, sbandò a sinistra a causa dello scoppio di una caldaia, si capovolse ed affondò all’1.06 del 9 novembre, a soli nove minuti dall’inizio dello scontro (per altra fonte dopo dodici minuti, oppure all’1.15), nel punto 37°00’ N e 18°10’ E, portando con sé gran parte dell’equipaggio (141 uomini), rimasto ucciso o ferito nel combattimento.

Il tenente di vascello Garau cessò il tiro con il complesso prodiero solo quando l’acqua iniziò ad allagare la coperta, dopo di che ordinò a quanti, tra i suoi uomini, erano ancora in vita, di salvarsi.

Dopo aver lanciato il tradizionale grido “Viva il Re!”, Garau decise di seguire la sorte della nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Alfredo Piacentini, un sottocapo cannoniere che aveva continuato a fare fuoco con il complesso prodiero da 120 verso la direzione di provenienza delle cannonate britanniche, fu tra gli ultimi ad abbandonare la nave, e scomparve successivamente in mare (fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, alla memoria).

Il comandante Milano rimase al suo posto sino alla fine, raccogliendo le ultime forze per mettere in salvo il suo equipaggio, poi abbandonò la nave per ultimo mentre questa scompariva sotto la superficie.

Questo e’ il punto dove e’ affondato il Cacciatorpediniere Fulmine..

 

Seguì la distruzione del convoglio – tutti i mercantili affondati, il Grecale danneggiato gravemente, il fiacco ed inutile intervento della III Divisione – e poi la lunga nottata in mare, nel freddo di novembre.

A rompere qua e là l’oscurità della notte, solo gli incendi delle navi, come quello della Minatitlan, che continuò a bruciare per tutta la notte con le migliaia di tonnellate di carburante che trasportava.

Non furono pochi quanti scomparvero prima dell’alba.

Il comandante Milano, gravemente ferito, morì in acqua per dissanguamento (venne decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare; il paese di Forlì del Sannio gli ha intitolato una via).

Il guardiamarina Adriano Atti, che aveva organizzato l’abbandono della nave sui pochi mezzi disponibili, venne issato a bordo di una zattera ma continuò a premurarsi più per i suoi uomini che per se stesso, finché, sfinito ed assiderato, scomparve in mare.

Alla sua memoria fu conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

La stessa decorazione, a vivente, fu conferita anche al capo di terza classe Aquilino Rossi, che, dopo aver adempiuto ai propri compiti al posto di combattimento, una volta in mare soccorse alcuni compagni che stavano per annegare.

Una delle imbarcazioni di salvataggio, sovraccarica di naufraghi, si capovolse più volte; molti annegarono nel mare coperto di nafta, o morirono d’ipotermia.

Due amici e compaesani di Grazzanise, il silurista Salvatore Caianello ed il sergente Giovanni Battista Vitolo, seppero di essere entrambi in mare quando riconobbero reciprocamente il fischio che usavano solitamente come saluto. Vitolo prese sulle spalle Caianello, che non sapeva nuotare, e riuscì a raggiungere una zattera, sulla quale aiutò a salire l’amico. Poi anche Vitolo cercò di arrampicarsi sulla zattera, ma qualcuno gli diede un calcio in faccia, facendolo allontanare di qualche metro; poi la zattera, sovraccarica di naufraghi, si capovolse, gettando in mare i suoi occupanti.

Salvatore Caianello non fu mai più rivisto (alla sua memoria fu conferita la Croce di Guerra al Valor Militare), Giovanni Vitolo, rincuorato dalla visione della Madonna che lo salvava dal mare mentre già disperava di potersi salvare, sopravvisse per essere raccolto dal Libeccio.

Infine, verso le sei del mattino del 9 novembre, i naufraghi vennero raggiunti dal Libeccio, uscito dal combattimento con pochi e modesti danni, che recuperò quanti ancora erano vivi.

Tra di essi vi era anche il capitano Badoglio, che, quasi sul punto di morire assiderato, riprese conoscenza dopo essere stato massaggiato; Eduard Schloemann, invece, morì subito dopo il salvataggio.

Molti dei feriti vennero portati sottocoperta per le prime cure, ma alcuni spirarono a bordo della nave.

Ma alle 6.40, proprio dopo aver finito l’operazione di soccorso (erano stati tratti in salvo 150-200 uomini, in gran parte del Fulmine), il Libeccio, mentre si apprestava a rimettere in moto, venne silurato dal sommergibile britannico Upholder.

L’esplosione del siluro asportò la poppa del cacciatorpediniere, che affondò portando con sé molti naufraghi e quanti si stavano prendendo cura di loro.

Molti altri uomini si gettarono in mare, ed alcuni di loro rimasero uccisi dagli scoppi delle bombe di profondità gettate dagli altri cacciatorpediniere per colpire l’Upholder.

Tra le vittime del siluramento del Libeccio vi fu anche il capitano Badoglio, che forse si era illuso di essere in salvo, quando era stato recuperato dal cacciatorpediniere.

L’equipaggio del Libeccio ed i rimanenti superstiti del Fulmine ebbero il tempo di abbandonare la nave prima che questa, dopo un vano tentativo di rimorchio, affondasse infine alle 11.18.

I naufraghi, recuperati da Euro e Maestrale, furono sbarcati a Messina.

Tra questi vi era il sergente Giovanni Vitolo, che per il resto della sua vita, ogni 9 novembre, avrebbe fatto tenere una messa in onore della Madonna di Montevergine.

Anche il capo di terza classe Aquilino Rossi, dopo essere stato recuperato dal Libeccio, sopravvisse anche all’affondamento di questa nave e fu tratto in salvo dal Maestrale.

Solitamente viene riportato che i morti del Fulmine furono 141; dagli elenchi degli imbarcati, tuttavia, risulta che le vittime furono in realtà 177, ovvero 151 membri dell’equipaggio e 26 militari di passaggio.

I sopravvissuti, alla fine, furono un novantina.

Su dieci ufficiali, più quattro di passaggio, si salvarono solo il tenente del Genio Navale Direzione Macchine Ernesto Scalambro ed il sottotenente medico Enrico Piras, quest’ultimo ferito.

Di mio zio Ettorino non si sa quando fosse scomparso, mi ricordo che un marinaio che si era salvato disse a mia mamma che sulle zattere mio zio non c’era e quindi non vi era la morte certa e cosi’ fu dato per disperso.

Ad ogni modo onori al merito a questi caduti tra cui mio zio Morlacchi Ettorino motorista del 3.12.1921 m.56037 della c.a. di Genova, 19nne di leva con la sola sfortuna di essere stato disegnatore di grandi motori marini alla Franco Tosi di Legnano.

I morti del Cacciatorpediniere “Fulmine”:

Pasquale Abruzzese, capo meccanico di prima classe in servizio permanente effettivo, 41 anni, da Mola di Bari (BA) (equipaggio)

Antonio Alaimo, cannoniere puntatore mitragliere di leva, 21 anni, da Palermo (equipaggio)

Giovanni Alfano, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Pompei (NA) (equipaggio)

Gerardo Alvan, sottocapo meccanico volontario, 22 anni, da Alghero (SS) (equipaggio)

Pietro Amato, sergente cannoniere puntatore mitragliere richiamato, 34 anni, da San Giorgio a Cremano (NA) (equipaggio)

Umberto Antonelli, cannoniere puntatore volontario, 19 anni, da Sambuci (RM) (equipaggio)

Adriano Atti, guardiamarina di complemento, da Milano (equipaggio) (MBVM)

Maurizio Badoglio, capitano del Genio Navale Direzione Macchine R. S. (direttore di macchina), da Imperia

Antonio Bagnani, secondo capo radiotelegrafista richiamato, 32 anni, da Trecenta (RO) (passeggero)

Vincenzo Baldino, sergente meccanico volontario, 24 anni, da Casamicciola (NA) (equipaggio)

Paolo Balloni, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Riva Ligure (IM) (equipaggio)

Domenico Battiferro, sottonocchiere richiamato, 24 anni, da Amalfi (SA) (equipaggio)

Edoardo Bertellotti, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da La Spezia (equipaggio)

Antonio Biancalana, capo meccanico di seconda classe militarizzato (passeggero)

Pasquale Bizzocca, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Barletta (BA) (equipaggio)

Giovanni Blundetto, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 21 anni, da Scicli (RG) (equipaggio)

Angelo Boreatti, maresciallo capo cannoniere puntatore di seconda classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Folgaria (UD) (equipaggio)

Pierino Bozzolini, marinai servizi vari di leva, 20 anni, da Villimpenta (MN) (equipaggio)

Millo Brunetti, secondo capo specialista direzione di tiro (volontario), da Viareggio (equipaggio)

Lorenzo Buscaglia, fuochista a. richiamato, 24 anni, da Genova (equipaggio)

Francesco Buzzotta, sergente cannoniere puntatore scelto a.t.i., 26 anni, da Siracusa (equipaggio)

Arrigo Cacace, tenente di vascello, da Genova (equipaggio)

Rosario Cacopardo, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Gaggi (ME) (equipaggio)

Salvatore Caianello, silurista volontario, 21 anni, da Grazzanise (NA) (equipaggio)

Antonino Calajò, capo segnalatore di prima classe in servizio permanente effettivo, 50 anni, da Roma (passeggero)

Enrico Campagnoni, sottocapo cannoniere puntatore scelto richiamato, 28 anni, da Premoselle (NO) (equipaggio)

Cesare Canduro, secondo capo meccanico volontario, 27 anni, da Monticello Conte Otto (VI) (equipaggio)

Guido Canetti, sottotenente del Genio Navale Direzione Macchine, da Napoli (passeggero)

Ciro Cappella, capo meccanico di seconda classe in servizio permanente effettivo, 39 anni, da Napoli (equipaggio)

Giovanni Caradonna, capo meccanico di terza classe in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Bari (equipaggio)

Giuseppe Careri, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Ardore (RC) (equipaggio)

Antonio Carella, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Bari (equipaggio)

Arturo Carnemolla, tenente d’artiglieria di complemento (passeggero)

Antonio Catta, sergente specialista direzione tiro volontario, 24 anni, da Roma (equipaggio)

Renato Cassuto, sottotenente di vascello, da Livorno (equipaggio)

Salvatore Cavallaro, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Messina (equipaggio)

Giovanni Centorrino, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Zafferia (ME) (equipaggio)

Umberto Cicalò, capo elettricista di terza classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Porto San Giorgio (AP) (equipaggio)

Giovanni Cinque, fuochista motorista abilitato di leva, 20 anni, da Positano (SA) (passeggero)

Leonardo Colonna, sottocapo furiere a. richiamato, 24 anni, da Terni (equipaggio)

Vito Corallo, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Bari (equipaggio)

Mario Cotta, radiotelegrafista volontario, 18 anni, da Torino (equipaggio)

Egidio Crismani, sottocapo segnalatore volontario, 21 anni, da Pola (equipaggio)

Salvatore Daga, cannoniere a. richiamato, 22 anni, da Macomer (NU) (equipaggio)

Salvatore D’Angelo, sottocapo cannoniere ordinario richiamato, 23 anni, da Trapani (equipaggio)

Antonio D’Avino, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Barra (NA) (equipaggio)

Michele De Palo, sottocapo nocchiere volontario, 22 anni, da Giovinazzo (BA) (equipaggio)

Vincenzo De Santis, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 27 anni, da Bitonto (BA) (equipaggio)

Luigi Di Chiaro, sottocapo silurista volontario, 20 anni, da Andria (equipaggio)

Pasquale Di Gennaro, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 23 anni, da Santa Maria Capua Vetere (NA) (equipaggio)

Giulio Dirlinger, capo meccanico di terza classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Trieste (equipaggio)

Francesco Di Salvo, secondo capo meccanico richiamato, 29 anni, da Barletta (BA) (equipaggio)

Gino Dittadi, cannoniere puntatore scelto volontario, 18 anni, da Dolo (Venezia) (equipaggio)

Giuseppe Donniacuo, furiere di leva, 19 anni, da Montoro Superiore (AV) (passeggero)

Vincenzo Esposito, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da Napoli (equipaggio)

Santi Faggini, cannoniere puntatore scelto volontario, 18 anni, da Santa Maria delle Grazie (AR) (equipaggio)

Vito Favarel, sottocapo cannoniere s.t. volontario, 25 anni, da Beda del Piave (TV) (equipaggio)

Antonio Forcina, marinaio s.m. richiamato, 23 anni, da Minturno (LT) (equipaggio)

Noemio Franca, elettricista di leva, 21 anni, da Pesaro (equipaggio)

Dario Fusi, specialista direzione tiro richiamato, 24 anni, da Laveno Mombello (VA) (equipaggio)

Carlo Gabusi, sottocapo radiotelegrafista volontario, 23 anni, da Vestone (BS) (equipaggio)

Carlo Galli, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Lecco (equipaggio)

Giovanni Garau, tenente di vascello (direttore del tiro), 24 anni, da Cagliari (equipaggio) (MOVM)

Gino Giacinti, capo nocchiere di seconda classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Monte San Pietrangeli (AP) (equipaggio)

Michele Gianoglio, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Asti (equipaggio)

Alfredo Gironi, marinaio cuoco richiamato, 23 anni, da Genova (equipaggio)

Gaetano Giudice, capo meccanico di prima classe in servizio permanente effettivo, 38 anni, da Taranto (equipaggio)

Paolo Gobetti, sottocapo elettricista di leva, 22 anni, da Dongo (CO) (passeggero)

Corrado Grillo, sottocapo cannoniere puntatore mitragliere richiamato, 24 anni, da Molfetta (BA) (equipaggio)

Giobatta Gronoville, capo radiotelegrafista di terza classe in servizio permanente effettivo, 34 anni, da Varazze (SV) (equipaggio)

Giuseppe Guarino, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 25 anni, da Avellino (equipaggio)

Ernesto Gullotta, fuochista c.m. richiamato, 23 anni, da Catania (equipaggio)

Antonio Ibba, sottocapo cannoniere ordinario di leva, 23 anni, da Besa (NU) (equipaggio)

Antonio Imparato, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Vietri sul Mare (SA) (equipaggio)

Salvatore Irosa, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Palermo (passeggero)

Santo Lauria, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Sangineto (CS) (equipaggio)

Luigi Lincetto, sottocapo cannoniere puntatore mitragliere volontario, 20 anni, da Cordenano (equipaggio)

Gioacchino Lipàri, nocchiere di leva, 21 anni, da Trapani (passeggero)

Angelo Locci, sottocapo cannoniere richiamato, 24 anni, da Rivarolo Ligure (GE) (equipaggio)

Bruno Lorenzonetto, cannoniere puntatore volontario, 17 anni, da Cassato (VC) (equipaggio)

Alfredo Loiodice, sottocapo radiotelegrafista richiamato, 23 anni, da Genova (equipaggio)

Giuseppe Maddalena, radiotelegrafista volontario, 20 anni, da Campobasso (equipaggio)

Ferdinando Maggio, marinaio servizi vari richiamato, 24 anni, da Alezio (LE) (passeggero)

Giuseppe Maiorino, sottocapo furiere volontario, 20 anni, da Baronissi (SA) (passeggero)

Antonio Manca, silurista volontario, 19 anni, da Sorso (SS) (equipaggio)

Giulio Mander, cannoniere ordinario di leva, 20 anni, da Venezia (equipaggio)

Gennaro Maraucci, motorista navale di leva, 20 anni, da Napoli (passeggero)

Eliseo Marchi, fuochista a. richiamato, 23 anni, da Sarzana (SP) (equipaggio)

Ottorino Marinelli, sergente specialista direzione del tiro, 26 anni, da Aringo (AQ) (equipaggio)

Filippo Martinico, cannoniere ordinario richiamato, 23 anni, da Trapani (equipaggio)

Daniele Marzioni, capo silurista di terza classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Ancona (equipaggio)

Mario Massini, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Santa Brigida (FI) (equipaggio)

Umberto Mastromatteo, sottocapo meccanico volontario, 21 anni, da Lucera (FG) (equipaggio)

Guido Mauri, guardiamarina, da Trieste (passeggero)

Aramis Mazzara, sergente elettricista volontario, 25 anni, da Maglie (LE) (equipaggio)

Lorenzo Merola, sottocapo cannoniere armaiolo volontario, 20 anni, da Casalba (NA) (equipaggio)

Vincenzo Messina, sottotenente di vascello (equipaggio)

Mario Milano, capitano di corvetta (comandante), 34 anni, da Roma (MOVM)

Antonio Modofferi, marinaio richiamato, 27 anni, da Albano Laziale (RM) (passeggero)

Nicola Montanaro, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Fasano (BR) (passeggero)

Ettorino Morlacchi, motorista navale di leva, 19 anni, da Castellanza (VA) (equipaggio)

Agostino Muolo, cannoniere ordinario richiamato, 22 anni, da Monopoli (BA) (equipaggio)

Nello Nepi, marinaio servizi vari di leva, 22 anni, da San Benedetto del Tronto (AP) (equipaggio)

Otello Neri, sergente specialista direzione del tiro volontario, 23 anni, da Volterra (PI) (equipaggio)

Fragno Giacomo Noascon, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Locana (AO) (equipaggio)

Michele Oliviero, segnalatore di leva, 20 anni, da Torre del Greco (NA) (passeggero)

Pietro Pallesca, marinaio richiamato, 25 anni, da Tremiti (FG) (passeggero)

Corrado Palmerini, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Pescara (equipaggio)

Carlo Pandolisi, marinaio servizi vari richiamato, 24 anni, da Marengo (BG) (equipaggio)

Lorenzo Parini, cannoniere armaiolo richiamato, 23 anni, da Milano (equipaggio)

Aldo Parizzone, elettricista volontario, 18 anni, da Morano Pro (AL) (equipaggio)

Giacomo Parodi, motorista navale volontario, 19 anni, da Villalvernia (AL) (equipaggio)

Vincenzo Perrella, capo cannoniere puntatore scelto di terza classe in servizio permanente effettivo, 29 anni, da Napoli (equipaggio)

Mario Pautasso, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Torino (equipaggio)

Giusepe Pazzi, nocchiere volontario, 16 anni, da Dorno (PV) (equipaggio)

Davide Pecoraro, cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da Cava dei Tirreni (SA) (equipaggio)

Ugo Pelizzoni, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Vendrogno (LC) (equipaggio)

Arnaldo Perosini, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Roma (equipaggio)

Alfredo Piacentini, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 24 anni, da Roma (equipaggio) (MBVM)

Angelo Pintossi, silurista di leva, 21 anni, da Gardone V. (BS) (equipaggio)

Walter Pozzuolo, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Torino (equipaggio)

Cesare Puliti, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Ortona a Mare (CH) (equipaggio)

Salvatore Rabini, sottocapo specialista direzione del tiro richiamato, 22 anni, da Catanzaro Marina (equipaggio)

Giuseppe Raiola, marinaio nz., 52 anni, da Torre del Greco (NA) (passeggero)

Bruno Ravalico, aspirante guardiamarina, da Portorose (equipaggio)

Innocenzo Renzi, cannoniere puntatore mitragliere di leva, 21 anni, da Firenze (equipaggio)

Mario Revelli, sottocapo fuochista motorista navale richiamato, 23 anni, da Mondovì (CN) (equipaggio)

Michele Robertucci, marinaio s.m. di leva, 21 anni, da Torre del Greco (NA) (equipaggio)

Osvaldo Rossi, secondo capo segnalatore in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Marsico Nuovo (PZ) (equipaggio)

Salvatore Rossi, nocchiere volontario, 18 anni, da Castel di Sangro (AQ) (equipaggio)

Antonio Safina, marinaio servizi vari richiamato, 23 anni, da Mazara del Vallo (TP) (equipaggio)

Gastone Sanier, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Tolmezzo (UD) (equipaggio)

Domenico Santucci, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da Acciamo (AQ) (equipaggio)

Armando Scarfato, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Gragnano (NA) (passeggero)

Amerigo Schiano, sottocapo nocchiere richiamato, 24 anni, da Porto Santo Stefano (GR) (equipaggio)

Emanuele Schiappacasse, sergente furiere richiamato, 31 anni, da Genova (equipaggio)

Eduard Schloemann, ufficiale della Kriegsmarine, 53 anni (passeggero)

Francesco Scolaro, cannoniere puntatore scelto volontario, 22 anni, da Mistretta (ME) (equipaggio)

Vittorio Senis, carpentiere volontario, 18 anni, da Fasano (BR) (passeggero)

Felice Sergnese, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 23 anni, da Saviano (NA) (equipaggio)

Emilio Setti, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Crevalcore (BO) (equipaggio)

Francesco Sgobba, nocchiere di leva, 20 anni, da Taranto (passeggero)

Saverio Siano, sergente nocchiere volontario, 22 anni, da Montefusco (AV) (equipaggio)

Giovanni Sicale, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Catania (equipaggio)

Ernesto Silingardi, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Bosco (PR) (equipaggio)

Amedeo Simionato, fuochista c.m. di leva, 21 anni, da Salzano (VE) (equipaggio)

Nello Sistilli, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Monte Silvano (PE) (equipaggio)

Nerino Rino Siviero, segretario di leva, 20 anni, di Polesella (RO) (equipaggio)

Tommaso Sposito, sottocapo meccanico volontario, 22 anni, da La Maddalena (SS) (equipaggio)

Francesco Stampacchia, segnalatore volontario, 18 anni, da Roma (equipaggio)

Silvano Stecchina, secondo capo fuochista c.m. richiamato, 27 anni, da Trieste (equipaggio)

Enzo Tannozzini, radiotelegrafista volontario, 21 anni, da Panicale (PG) (equipaggio)

Donato Taurino, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da San Donato di Lecce (LE) (equipaggio)

Cesare Tavarini, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da Ortonuovo (SP) (equipaggio)

Giuseppe Timossi, secondo capo meccanico in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Busalla (GE) (equipaggio)

Emilio Tirabassi, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 26 anni, da Bracciano (RM) (equipaggio)

Giuseppe Tobianchi, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Fossacesia (CH) (equipaggio)

Nevio Torri, sottocapo radiotelegrafista volontario, 19 anni, da Cesenatico (FC) (equipaggio)

Walter Tosato, sottocapo elettricista volontario, 20 anni, da Padova (equipaggio)

Arturo Tricoli, sergente furiere ordinario, 26 anni, da Crotone (equipaggio)

Pasquale Trinchillo, sergente cannoniere, 30 anni, da Napoli (equipaggio)

Giuseppe Umbrella, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Casinano (RC) (passeggero)

Domenico Valerio, fuochista art. richiamato, 22 anni, da Roma (equipaggio)

Bruno Vascon, marinaio s.m. di leva, 22 anni, da Capo (PL) (equipaggio)

Giuseppe Visconti, specialista direzione tiro di leva, 21 anni, da Saronno (VA) (equipaggio)

Bartolo Villante, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Lipari (ME) (equipaggio)

Giuseppe Zacchia, sottocapo elettricista volontario, 19 anni, da Mantova (passeggero)

Evelino Zanerba, capo meccanico di seconda classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Venezia (equipaggio)

Ferdinando Zoffoli, secondo capo radiotelegrafista richiamato, 37 anni, da Roma (passeggero)

Cipriano …tistella, secondo capo cannoniere, 26 anni, da Caldaro (BZ) (equipaggio)

Pietro …li, sergente cannoniere puntatore scelto richiamato, 27 anni, da Pontedera (PI) (equipaggio)

Michele …ellon, sottocapo meccanico volontario, 20 anni, da Siligo (SS) (equipaggio)

Paolo …centini, sottocapo meccanico, 23 anni, da Ferrara (equipaggio)

Armando …erchiai, sergente cannoniere a. volontario, 26 anni, da Firenze (equipaggio)

Pietro …trangolino, secondo capo silurista richiamato, 31 anni, da Aosta (equipaggio)

Armando …fiatel, secondo capo cannoniere armaiolo, 29 anni, da Avellino (equipaggio)

Marcello …sili, sottocapo radiotelegrafista, 23 anni, da Roma (equipaggio)

Virus per chi ha l’Iphone.

Questo e’ il simbolo indiano “telegu” che blocchera’ o ha gia’ bloccato il vostro Iphone.
Se siete gia’ stati contagiati, risolvete aggiornando il sistema operativo iOs alla versione 11.2.6.

Questa versione e’ stata rilasciata ieri 21 febb 2018 e include diverse correzioni di errori tra cui la chiusura inattesa delle app con alcune sequenze di carattere e un problema per cui alcune app di terze parti non erano in grado di connettersi agli accessori esterni.
Per eseguire l’aggiornamento selezionate “Impostazioni”, poi andate su “Generali” e cliccate su “Aggiornamento software” e tutto si sistemera’.

Spazio allo Stefono che ci illustra come la pensano gli italiani brava gente…

 

 

Predicozzo Quaresimale preelettorale.

Lo so.. mi faranno vescovo e avro’ la mia statua ad Arona, vicino al SanCarlone ci sara’ il Sancarlino con la c rigorosamente minuscola.

Oggi capodanno Cinese Canifero vi parlero’ del Capo quando ebbe andato nel deserto per una quarantina di giorni ma non per dimagrire come fanno oggigiorno quelli che vista la notorieta’ calare e la pancia aumentare se ne vanno sull’isola e sono pure pagati.

Dicevo che da mercoledi’, ci siamo tutti inceneriti tranne gli ambrosiani milanesi che non essendo dei pistola hanno continuato a carnevalizzare sino alla notte scorsa per poter concludere perbene la settimana..

ho perso il filo..

ah eccolo.. dicevo che da mercoledi’ sono iniziati i 40 giorni che porteranno alla Pasqua per noi cristiani e quindi dobbiamo convertirci e condurre una vita piu’ sobria per rientrare in noi stessi, dobbiamo ascoltare la parola del Capo e non quella del Berluska che promette un migliaio di euro a tutti o il verdiano legaiolo che se passera’ al 4 marzo, fermera’ gli sbarchi e cerchera’ di non far pesare ad ogni nascita il debito pubblico che ad oggi e’ abbastanza consistente e pare sia di 40.000 eurini

mentre svedesi-norvegesi che nascono son piu’ fortunati in quanto se ne trovano 160.000 e pure attivi.. inoltre tutti e ripeto tutti pagano meno tasse, hanno la sanita’ che non li fa attendere centine di giorni per fare una visita e soprattutto gratuita, hanno pure scuole e asili gratisse e per gli over la dentatura sara’ come quella dei pescecani e crescera’ senza temi di scucimento pecunia..

La Norvegia non ha il nostro debito pubblico, perche’:
1 – Non ha aderito all’euro. La moneta Norvegese e’ la Corona (coniata in una banca centrale statale)
2 – Non ha privatizzato le principali banche del paese (DnB NOR) e le aziende energetiche: petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro) e le telecomunicazioni (Telenor)
3 – Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo e’ statale
4 – I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori
5 – Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, NON fa parte dell’OPEC (per la cronaca, l’Italia e’ il secondo produttore europeo e in Basilicata e’ stato individuato il piu’ grande giacimento d’Europa su terraferma).

Sto di nuovo stemando e proseguo sul 4 marzo p.v. dove pure Pinocchio torna alla ribalta ripromettendo tante cose e dimenticandosi che le precedenti promesse di sparire dalla circolazione non la ha mantenute.

Basta con discorsi elettorali e ritorno alla dissertazione evangelizzatrice di Santogotuentinain che cerca di non esser tentato dal diavolo mentre tenta di non bere grappa con genziana serale e si ispira alle parole del poeta Clemente Rebora secondo il Fatto quotidiano..

E un giorno..il discorso iniziato venne meno

In una turbazion vicino al pianto..la parola zitti’ chiacchere mie..

Mi fece attento a Pietro e alla sua chiesa..

Dei martiri la fede venne accesa..

Quindi concludo non in terza persona, facendo quel che dice il ViceCapo Francesco fermandomi guardandomi attorno e ritorno a contemplare e per concludere questa domenicale vi racconto un aneddoto preelettorale…..

Il Capo e’ incazzato con il mondo e convoca a se il Boss dell’ISIS, Donald Trump e Berlusconi.

Ragazzi……se non la smettete di fare casino sulla terra, vi faro’ spalare merda per il resto dei vostri giorni!!!!

Scioccati i 3 capi ritornano a terra e vanno dai loro popoli.

Inizia il boss dell’ISIS….

popolo…ho due brutte notizie per voi……la prima, Dio esiste, la seconda, se non la smettiamo di fare casino in terra, dovremo spalare merda tutta la vita.

E’ la volta di parrucchino Trump.

Popolo americano, ho due notizie, una bella e una brutta.

La bella, Dio esiste, la brutta, se non la smettiamo di fare casino, dovremo spalare merda per il resto dei nostri giorni.

Tocca a Berlusconi mi consenta….

Italiani, ho due belle notizie per voi.

Mio padre vi saluta………e ho finalmente lavoro per tutti!!!!!!

e adesso vi lascio alla solita striscia del buon Ste che chiudera’ in bellezza con le sue osservazioni sul fivestar

..pace e pene a tutti e buona domenica.

Stivali Stivaletti – Occasionissima.

Se siete nei dintorni Borgaro andate a provarli, una carissima amica deve fare spazio e come prezzo siamo al limite del regalo, anzi alcuni ve li regalera’ (a chi ne ha veramente bisogno, no ai venditori di mercatini).
Credetemi, sono usati pochissimo e alcuni indossati solo per la sfilata.
Appartengono a collezioni Maxmara, Geox, Alberto Gozzi e rigorosamente fatti in italia con rifiniture perfette.
I prezzi di cartellino lo vedete da Voi conoscendo le marche e sono decisamente alti ma quelli di vendita sono tendenti allo zero euro.
Vuole evitare spedizioni e quindi dovrete ritirarli di persona inviate mail a      roby_single@yahoo.it

 

Clocharm tacco 5 cuoio morbido fatto a mano. mis 38.

 

Maxmara – marroni camoscio, tacco liscio mod.619. mis 38

 

OroNero tacco 6 cuoio lavorato con fiori laterali Navy .mis 38
Alberto Gozzi EGO tacco 4 cuoio morbido. mis 38
Nera collezione cuoio fibbie e cerniere laterali. mis 37

 

KING testa di moro tacco 3 cuoio trapuntato cerniere laterali.  38
Maxmara mod. Carmel art.1266MX- mis. 39 ( 38 comodo)
Ha anche altre scarpe che regalera’ e ripeto che deve assolutamente fare spazio,andare a provarli e portateveli via anche tutti, grazie.

Bruxelles per TripAdvisor.

In posta mi son trovato la richiesta di TripAdvisor di una recensione e relativo punteggio sulla citta’ di Bruxelles. Azz. Bella domanda vero? Voi ci siete stati? Da parte mia reputo che tra tutte le capitali Europee quella di Bruxelles penso sia negli ultimi posti come desiderio di visita e pensare che questa e’ considerata la Venezia del nord coi suoi bei canali..


pero’ ad onor del falso io come commento di cosa potrebbe colpire di piu’ il visitatore comincerei col classico monumento dell’atomo di ferro ovviamente mi riferisco dell’Atomium e non il parlamento europeo.

 


Questa costruzione ha subìto la stessa sorte della Torre Eiffel ovvero e’ stato allestito solo per l’Expo del 1958 con la previsione di sei mesi ma e’ rimasto li con le sue 9 sfere da 18 metri di diametro collegate da scale mobili e se avete soldini da spendere salite sull’ultima a 102 mt e fatevi un piatto di cavoletti di Bruxelles o uno sformato di cioccolato alla togotuentinain. 

Queste sfere son tutte visitabili con le classiche esposizioni o mostre, tranne le tre superiori che non avendo sostegni verticali, sono state chiuse per sicurezza e cmq nelle altre si puo’ vedere la citta’ dall’alto, tramite oblo’ e finestrature arrotondate.

Il bello e’ che mentre stavo inserendo il commento. ho trovato altre recensioni che parlavano della Grand Place

 

 

Patrimonio dell’Unesco e considerata una delle piu’ belle piazze del mondo.. bellissima da vedere al mattino quando ci sta il mercato dei fiori e pure alla sera con l’atmosfera delle luci gialle..

Quindi che faccio ripeto i commenti? Naaa mi e’ venuta l’idea..e scrivo qualcosa sui monumenti pisciatori che distinguono Bruxelles e parto dal primo, il piu’ fotografato

 

 

Questo monumento fontana e’ il Mannequin Pis o in francese “l’enfant qui piss” di nome Julien e si narra sia stato il salvatore della citta’ in quanto ha spento la miccia di una bomba con la sua pisciatina, salvando cosi’ persone e cose.

Il bello e’ che questo Julien alto mezzo metro, da seicento anni e piu’ piscia 24 ore al giorno ed ha una caterva di vestiti e secondo le occasioni, indossa abiti da pompiere, dracula, avvocato, karateka, prete etc etc 

 

 

È tradizione offrire al Manneken Pis degli abiti in occasioni speciali, in particolare per onorare una professione.

Nel suo guardaroba attuale ci sono piu’ di ottocento costumi, che sono per conservati nel museo della citta’ ubicato nella Casa del Re sulla Grand Place.

Il suo primo abito gli fu donato nel 1698 da Massimiliano-Emanuele di Baviera, governatore generale dei Paesi Bassi spagnoli. 

Nel 1747 il re di Francia Luigi XV gli fece dono di un abito per calmare gli abitanti di Bruxelles, incazzati perche’ i soldati francesi avevano rubato la statua. 

Manneken Pis viene vestito con uno dei suoi costumi 36 volte all’anno, in date prefissate.. per esempio, ogni 21 aprile indossa il costume di Spirou, ogni 27 aprile i panni di Nelson Mandela ed ai primi di luglio la maglia gialla del Tour de France, ogni 9 gennaio la maglia della S.S.Lazio in Onore del suo fondatore Luigi Bigiarelli che riposa nel cimitero della cittadina belga di Ixelles, uno dei 19 comuni che formano la citta’ di Bruxelles.

Dal 2017, ogni 4 Maggio veste la maglia del Torino, in commemorazione dei caduti di Superga, sempre meglio che il monumento di Borgaro e questo grazie all’iniziativa del Toro Club Europa Granata

 

 

Il 19 dicembre 2015, il Manneken Pis ha vestito gli abiti della Sagra del Tatarata’ (Casteltermini provincia di Agrigento).

 

Ma Bruxelles in fatto di monumenti pisciatori, una trentina di anni fa ne ha fatto un altro per uglianza dei sessi.

 

 
 

Eccolo e questo e’ Jenneke pis (jeanne qui pisse) alta una trentina di cm, situata nel centro storico ed e’ la versione femminile del simbolo di Bruxelles, non ha gli stessi anni del maschietto datosi che la data inaugurazione e’ il 1987 (anche se porta scritte dell’85 e pare voglia simboleggiare la fedelta’ (chi non piscia in compagnia o e’ un ladro o una spia), di certo lo scultore ha reso l’idea di una ragazzina simpatica con codini e guanciotte che fissa assorta il cielo con un sorriso beffardo e goduto e sollevato dal gesto evacuatorio. Quindi osservate e buttate la monetina nella vasca sottostante per realizzare un vostro desiderio.

Attenzione,,, non e’ finita qui, perche’ esiste anche il classico amico dell’uomo che ci da’dentro di Pis , chiamato Zinneke pis (randagio pisciatore) ed e’un’opera posta all’angolo tra la Rue de la Vieux marche’ aux Grains et la rue del Chartreux e da 19 anni lui alza la zampa.

 

 
 

peccato che anche qui ci sono i classici vandali e le zampe gliele hanno spezzate facendo leva sulla coda e zampa posteriore alzata.

 

 

Per continuare la recensione aggiungo anche una ulteriore scultura o fusione che e’ situata in piazza Sainctelette e l’hanno chiamata Vaartkapoen “la canaglia del tombino” ovvero un anarchico che spunta dal tombino e aggancia il piede del poliziotto con mantella e occhio… per la foto classica di coppia la donna si mettera’ davanti e il compagno dietro prendera’ il gendarme per il piede, fate solo attenzione a non dare il vostro cellulare al ragazzino di turno che probabilmente scappera’ anziche’ scattare la foto.

 

 

Ed infine non c’e’ da stupirsi se, all’angolo di due vie la rue Moineaux troviamo una vecchia signora (maschio travestito),

 

 

con la sua borsa della spesa, da cui escono gli immancabili gambi di porro, si e’ fermata a contare tranquillamente i soldi del borsellino, senza preoccuparsi di essere un facile bersaglio per qualunque borseggiatore.

Nella targhetta si specifica che si tratta di Madame Chapeau, il personaggio di una fortunata commedia della fine degli anni Trenta, rimasta a lungo nella memoria popolare di Bruxelles.

Un consiglio cari Trippisti, se volete visitare Bruxelles di certo non vedrete opere che sfideranno i secoli  offrendo messaggi dirompenti, ne’ saranno citate nelle guide del Touring,  ma il loro compito sembra lo stiano assolvendo bene. Con semplicita’ e umilta’.

Una ultima raccomandazione … se avete sete non chiedete dell’acqua, costa piu’ cara delle birre locali tipo Kriek, gueze. Lambii, oppure prendete una cioccolata dalle numerosissime boutique (dire negozio e’ leggermente riduttivo).

Questa e’ stata la mia recensione su TripAdvisor, stretta la foglia larga e’ la via e qui da noi non non si fa pulizia e a proposito dello scopare come dice Stefano non fatevi sopraffarre.